Spider-Boy

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sabato 25 aprile 2015

Festa della fraternità, festa del popolo

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Ilaria Guccione, 25 aprile (Palermo, aprile 2014)


Tu che ieri sera sei sceso in piazza e hai ballato e cantato o semplicemente guardato gli altri ballare e cantare, una mano buona per la birra e l'altra per il pugno teso, tu che magari hai anche visto il manifesto dell’iniziativa e magari non ti sarà piaciuto, sicuramente non ti avrà parlato, si vabbè c’è una fisarmonica e allora continuo a ballare cantare bere guardare. Tu che certo non hai inclinato la testa, che già girava per i cazzi suoi, per leggere quell’avvertenza verticale che recita: “particolare del manifesto di L. Veronesi. Non è stato possibile rintracciare gli eredi detentori dei diritti pertanto” ecc. Ma anche se l’avessi fatto, non ti avrebbe cambiato la vita né la serata. 

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Liberi di cantare e di ballare, manifesto Arci (2015)
 
Ma tu che forse per due secondi l’hai guardato ti sei chiesto perché ci sia la coccarda francese insieme a quella italiana? Hai riconosciuto il berretto frigio? Ti sei chiesto perché? Io penso di no, perché eri troppo impegnato a ballare.
Luigi Veronesi, milanese, pittore, incisore, fotografo, grafico, quel manifesto lo progettò nel 1947, per la festa della fraternità e del popolo del 14 luglio. Sì, quella stessa festa che per la prima volta si tenne a Milano nel 1945, in luglio. Ché quell’aprile lì c’era ancora poco da festeggiare. Sai, quella stessa festa che s'è scelta come premessa a quella tua di ieri. Lo sai? Ma lo sai cosa cazzo si festeggia il 25 aprile? No, perché sai, da quel che vedo e ascolto in giro io mica lo so se tu lo sai. 

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Luigi Veronesi, 14 luglio (1947)


Veronesi,  falsificatore di documenti, Steiner, nipote di Matteotti e partigiano, Huber, Muratore, Magistretti furono tra quelli che, mezzi pochi e urgenza tanta di raccontare, fin dal 1945 si impegnarono nell’allestimento di mostre documentarie “di ricostruzione”, nell'elaborazione di manifesti.
Veronesi, nel 1946, disegnò il manifesto 25 aprile 1945, fronzoli niente, slogan semplice: “per chi l’ha dimenticato”, un invito alla memoria fatto di numeri, una semplice bandiera tricolore, rosso che gronda sangue:
Partigiani, caduti: 69.774, dispersi: 62.354, mutilati: 36.610. 
Esercito di Liberazione, caduti: 35.149, dispersi: 16.922, mutilati: 11.411.
Il manifesto proposto dall’Arci, dicevamo. Non me lo chiamare un particolare di quello originale perché è un’immagine ripulita da photoshop, tu che occulti dettagli, cambi slogan e lettering, tu che decontestualizzi un'immagine ma non sei Duchamp, tu che fai di un manifesto del passato un pasticcio muto, un'immagine coordinata di questo presente sghembo e rattoppato.
E tu, proprio tu, che hai cancellato con cura le bandiere e il testo e che magari pensi di essere stato proprio bravo: la prossima volta non lasciare lo svolazzo giallo della G della parola luglio sul berretto!