Spider-Boy

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mercoledì 22 gennaio 2014

Tutto nel mondo è burla

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Ilaria Guccione, Linguacce (Palermo, dicembre 2013)

Tutto nel mondo è burla. E così che cala il sipario, sul Falstaff di Verdi e su ogni ridicolo scenario e non è detto che odori di commedia ma spesso s'apparenta alla tragedia. Ci sono giorni che me lo canticchio questo finale e sono giorni come questi che, a pensar bene, di meglio non puoi far niente.
Era la bella estate del 2000, Roma scoppiava di sole e regalava ad ogni incrocio meraviglia. Era l’estate del Falstaff, che un mio amico debuttava nel ruolo del protagonista e s’andava e veniva dal chiostro della Basilica di san Clemente per fare e seguir prove.
E c’era un tenorino biondino americanino che aveva calamitato l’attenzione di una mia giovane amica arrivata in quei giorni dall’isola. Bocca baciata non perde ventura però fai presto che non si sa mai che ti riservi l’ora futura.
E poi c’era tutto quel tempo, benedetto tempo, che ti sembrava di averne un’infinità a fianco e ti fermavi a stento ché avevi troppo da guardare, fare, aspettare, giocar d’imbroglio per poi ricominciare.
Ci gabbò tutti il tempo, hai voglia a fare quelli circospetti e attenti, a spalancarsi braccia per trattenere il mondo. Ci ritrovammo col culo per terra, chi a voce rotta dal disincanto, chi a desiderio spento a fischiettare note nel rimpianto. Rispondemmo alla telefonata sbagliata, ci perdemmo di strada mancando la fermata. Ci ritrovammo a sbiadirci il sorriso in poche foto che ora vai a ritrovarle in fondo a chissà quale cassetto e magari neanche ti va.
Sempre meglio che venir gabbati dal primo idiota di turno allo sportello del potere che tu non sai che farci e ti dicono che sia preferibile il tacere e penna rossa a colarti ingiusto inchiostro imponendo correzione e tutto quel minacciar sorridente che sottolinea sempre costrizione.






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