Spider-Boy

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martedì 22 gennaio 2013

L'amore per le conseguenze

Ilaria Guccione, Il passìo (Palermo, 2012)

La donna di mezza età è ferma da un’ora sulla panchina di marmo che ospita indifferente la sua aria triste, le passa davanti una ragazza che sorride ad un pensiero fisso riflesso in una vetrina da occasioni mancate. Un bambino si nasconde il viso, aspettando che qualcuno si ricordi di venirlo a prendere. Finito lo spettacolo, il ragazzo si trascina gradino per gradino lasciandoci su frammenti di frasi scadute perché possano servire ad altri. In tanti procedono con passo spedito e acquisti che diranno indispensabili tra le mani, altri ancora strisciano stanchi con un ombrello per compagno, anche se sono giornate da finto inverno, da gioco a nascondino della pioggia. 
E tutti questi nuovi attributi iconografici che mi ritrovo a due passi dagli occhi, come se il tempo della strada vi diventasse sempre tempo per altro, come se vi fosse indispensabile far tante troppe cose contemporaneamente per risparmiare tempo che poi siete bravissimi a buttarvelo via ripetendo altrove gli stessi rituali.
E tutte quelle frasi e quelle parole e i toni accesi e le risate. E luci buone e luci cattive, di strada in strada, da un viceré spagnolo a un re piemontese fino alla via di casa.
E io, io che guardo e ascolto, continuando a chiedermi cos'altro si fermi, oltre ai vostri passi, in questo mio guardare e in cosa ci si incontri e in cosa ci si lasci andare. Quale sia il peso delle storie che raccolgo per strada e che mi porto dietro e dentro per un tempo che non sono in grado di misurare.
"Progetti per il futuro: non sottovalutare le conseguenze dell'amore", così dice il film.
"Né l'amore per le conseguenze", ha aggiunto un giorno un amico. Quell'amore lì che mi porto dietro tra l'andata e il ritorno, quello che me lo pago sempre e comunque e mai a rate. Tra una foto sfocata e una frase urlata. Tra l'eccesso di pensieri e il gatto che mi dorme in grembo. Tra un "lascia stare il passato e scegli la soluzione più facile" e un "guai a te se me lo tocchi, ché allora di me non hai capito un cazzo". Cammino su ogni filo possibile, sequor et consequor, e quando perdo l'equilibrio vengo giù. Tra ogni possibile malinconia e un sorriso storto. 


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